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29 giugno 2016

Articolo 50 del Trattato di Lisbona, cos'è?

L'articolo 50 del Trattato di Lisbona è quello che regola l'uscita di uno stato membro dall'UE. Ma, nonostante tutto, il Regno Unito non è obbligato ad invocarlo, dunque anche se il Brexit ha vinto, il paese potrebbe non uscire.

Si è fatto un gran parlare, nei giorni appena successivi al Brexit, dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona. David Cameron, primo ministro uscente del Regno Unito, ha detto che lascerà l'incombenza di "attivarlo" (o "richiamarlo") al suo successore (probabilmente l'ex sindaco di Londra Boris Johnson), Jean Claude Juncker, presidente della Commissione Europea, spinge affinché Londra possa "invocare" tale articolo nel più breve tempo possibile.

Cos'è l'articolo 50 del Trattato di Lisbona?

Si tratta, in sostanza, dell'articolo contenuto nell'omonimo trattato che regola l'uscita di un paese membro dall'UE.

Poche righe che dicono semplicemente che, qualora un paese membro volesse uscire dall'UE, può farlo secondo i suoi princìpi costituzionali e deve darne comunicazione all'UE.

L'invocazione di tale articolo può essere fatta in maniera scritta o oralmente, ma comunque in una comunicazione o un discorso ufficiale.

Dal momento in cui l'articolo 50 viene invocato, il paese in questione inizia le trattative con gli altri paese rimanenti per trovare accordi sui futuri scambi commerciali e su tutte le questioni che potranno ancora regolare i rapporti stato uscente - UE.

Si hanno 2 anni di tempo prima che le trattative giungano al termine. Se si riesce a concludere prima di questa scadenza, bene, altrimenti dopo 2 anni esatti, il paese esce comunque dall'UE, indipendentemente dallo stato delle trattative. Questo, a condizione che non si decida, tutti insieme, di proseguire ancora ed allungare il biennio.

L'articolo 50 del Trattato di Lisbona, inoltre, afferma che qualora un paese uscito volesse tornare a far parte dell'UE, dovrà ricominciare daccapo con la procedura di valutazione e di ammissione.

Inoltre, nei due anni di trattative, pur rimanendo ancora in UE, il paese perde ogni potere decisionale.

Si tratta di poche righe che non stabiliscono bene che cosa si debba fare in caso di volontà di uscita, quasi come se i legislatori del trattato fossero stati sicuri che nessun paese lo avrebbe mai invocato. Il Regno Unito sarà il primo paese a uscire dall'UE, o quantomeno dovrebbero esserlo.

Il Regno Unito non è obbligato a invocare l'articolo 50

Il referendum in Inghilterra, in realtà, non è vincolante, ma semplicemente consultivo. In pratica, serve ai politici per capire la volontà del popolo e, nel caso, seguirla.

Questo significa che, benché Juncker spinga per il richiamo dell'articolo 50, e benché Cameron abbia rimandato l'onere al suo successore, in realtà potrebbe non succedere nulla, qualora il nuovo Primo Ministro deciderà che non è il caso di seguire la volontà dei sudditi di Elisabetta II.

Inoltre, anche qualora il Regno Unito decidesse di invocare l'articolo 50, non sono previsti dei tempi minimi o massimi per farlo, dunque Cameron ha tutto il diritto di attendere; d'altra parte, l'UE non ha nessun potere per costringere gli UK a invocare tale articolo.

Il Regno Unito uscirà dall'UE?

Siamo al momento in una situazione di incertezza, in cui ben pochi possono dire cosa si farà e cosa no. Il popolo britannico ha votato per il "leave", con una maggioranza di over 60 (mentre i giovani hanno scelto il "remain").

Tenendo presente questo, e considerando che fuori dall'UE potrebbe iniziare un periodo difficile per Londra e il Regno Unito (anche se c'è chi dice che le difficoltà saranno tutte di Bruxelles), rimane una situazione complessa, in cui non è detto che il Regno Unito invocherà effettivamente l'articolo 50.

Anche perché, a dirla tutta, il paese è sempre stato "più fuori che dentro", ha sempre avuto una sorta di "autonomia speciale" e dei trattamenti di favore sulle banche e sulla finanza.

Autore: Gino Topini

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