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29 marzo 2017

29 Marzo 2017: è il giorno dell'Articolo 50 per la Brexit

29 marzo 2017: il giorno in cui Theresa May invocherà l'articolo 50 per permettere al Regno Unito di lasciare l'UE dopo un periodo di 2 anni.

Brexit, la parola che farà tremare la zona euro nel 2017. Se fino a qualche tempo fa si era parlato di Grexit e ci si era preoccupati molto (ma, onestamente parlando, l'importanza della Grecia sullo scacchiere mondiale è infinitesimale rispetto a quella del Regno Unito), di ben altro grado saranno le preoccupazioni per il 2017.

Brexit, 29 marzo 2017 e articolo 50

Oggi, 29 marzo 2017, è il giorno in cui Theresa May, attuale Primo Ministro del Regno Unito, chiamerà in maniera ufficiale l'articolo 50 per uscire dall'UE. A partire da questo momento, in teoria, dopo 2 anni il paese sarà fuori dall'UE.

In questo periodo di transizione, invece, le cose non dovrebbero cambiare di molto per tutti coloro che vogliono venire nel paese per cercare un lavoro o per studiare. Ma è pura teoria, ovviamente.

Il problema fondamentale è che il divorzio tra UK e UE si preannuncia difficoltoso, ma il Regno Unito deve necessariamente garantire dei diritti ai cittadini UE (inclusi noi italiani, quindi) che vivono già a Londra e in tutto il resto del paese. E non si tratta neanche di una cosa prevalentemente politica: da un punto di vista economico, l'importanza dei cittadini europei per il paese britannico è enorme.

E' anche per questo motivo che uno dei primi punti che sarà sul tavolo delle trattative, dal momento in cui l'articolo 50 verrà invocato, saranno proprio i diritti dei cittadini UE nel Regno Unito.

Indipendenza Scozia

Uno dei problemi principali che il Regno Unito e Theresa May potrebbero dover affrontare nella fase di transizione fuori dall'UE è la volontà della Scozia di indire un nuovo referendum di indipendenza dopo quello che qualche anno fa.

La May ha detto che bisognerà attendere la fine dei negoziati prima di poterne parlare, ma è ovviamente tutto da decidere. Per approfondimenti, leggi il nostro articolo sul referendum in Scozia.

Novità gennaio 2017

Il 17 gennaio 2017, Theresa May, Primo Ministro britannico, ha parlato di fronte alla nazione per indicare la decisione di mettere in pratica la Brexit, ovvero l'abbandono dell'UE in maniera drastica. La donna ha infatti parlato di "hard Brexit" (leggi le differenze tra hard e soft Brexit). Per approfondire, il nostro articolo sul discorso di Theresa May.

Aggiornamento 23/24 giugno 2016


E' deciso: il Regno Unito ha votato per il Brexit. Benché all'inizio dello spoglio si pensava ad una vittoria risicata del "remain", alla fine i risultati sono stati diversi e il paese ha deciso di dire addio all'Europa (anche se, in realtà, era già con un piede fuori).

La reazione delle borse e del mercato forex non si è fatta attendere: la sterlina è crollata, la borsa inglese e quelle mondiali sono in forte calo, salgono invece le quotazioni dell'oro e quelle delle valute rifugio come lo yen.

David Cameron ha già dato le dimissioni da Primo Ministro, dopo 6 anni di comando, e ora il paese entrerà in una situazione in cui, entro 2 anni, bisognerà definire tutto il necessario per procedere con l'uscita definitiva dall'UE.

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Aggiornamento giugno 2016


Secondo gli ultimi sondaggi che sono stati resi noti, sembra che ci sarà un testa a testa nella decisione finale. In fondo, è una situazione così complessa su cui prendere una decisione che c'era in qualche modo da aspettarselo.

Quest'ultima settimana (giovedì 23 giugno ci saranno le votazioni e già venerdì 24 si dovrebbe sapere l'esito) è critica anche per i mercati, con diversi broker che hanno ampliato i margini sulla sterlina perché ci si aspetta molta volatilità dai mercati.

Alcune fonti dicono che il fronte "pro Brexit" è in vantaggio, altri dicono che invece sono gli europeisti ad avere la meglio, ma in ogni caso tutto per una manciata di voti.

Aggiornamento maggio 2016


Riteniamo fondamentale andare a valutare se sarà ancora conveniente investire in Inghilterra nel 2017 dopo la Brexit, e per farlo ti invitiamo a leggere il paragrafo apposito che abbiamo scritto in fondo a questo articolo e a cliccare sul link che troverai al suo interno.

Referendum Inghilterra: le ultime novità

Stando a quanto si apprende dall'altra parte della Manica, il Referendum in Inghilterra del 23 giugno vede contrapposti David Cameron, Primo Ministro Britannico, e Boris Johnson, sindaco di Londra. Il primo si è schierato in favore del rimanere in UE, affermando che l'uscita sarebbe un vero e proprio salto nel buio, il secondo invece si dice favorevole ad uscire dall'UE per riprendere in qualche modo l'autonomia finanziaria ed economica, in ogni senso.

Quel che è certo è che per la sterlina non saranno settimane facili le prossime che arriveranno, e c'è da scommettere che la divisa inglese potrebbe perdere terreno in maniera anche notevole contro le sue controparti, in maniera particolare contro il dollaro americano (cambio sterlina / dollaro) e contro l'euro (cambio euro / sterlina).

Brexit: le parole di Cameron

David Cameron, eletto ancora una volta primo ministro del Regno Unito nel corso delle ultime elezioni del 7 maggio 2015, aveva promesso ai suoi elettori che, se avesse vinto, avrebbe portato il suo paese di fronte al referendum se rimanere o meno in Eurozona. Le promesse sono state fatte anche per cercare di arginare l'avanzata dell'UKIP, il partito euroscettico del Regno Unito.

L'obiettivo è riuscito, Cameron ha vinto e il referendum si è fatto.

Le richieste di Cameron all'UE


Il primo ministro britannico ha detto di voler rimanere in UE a patto che al suo paese venissero fatte delle concessioni. Lo scorso novembre Cameron ha presentato a Donald Tusk, presidente del Consiglio Europeo, una lettera nella quale elencava le sue richieste in 4 punti:
  • la possibilità per il paese britannico di rimanere fuori dai Trattati che prevedono il prendere parte ad un'Unione ancora più stretta;
  • la garanzia che la sterlina potrà beneficiare di condizioni simili a quelle dell'euro dal momento in cui si completerà l’integrazione in eurozona;
  • la possibilità del Parlamento inglese di porre veto sulle leggi europee;
  • l'applicazione di tutta una serie di misure finalizzate a limitare l'ingresso di cittadini di altri stati membri.

Le aspettative del britannico erano per un'approvazione delle sue richieste già lo scorso 17-18 dicembre, così non è stato, e le stesse sono state bollate come "irricevibili". In maniera particolare il punto 3 e 4 sono contro la base di integrazione di persone che l'UE ha sempre posto come capisaldo della sua presenza.

I prossimi mesi saranno molto tesi e con ogni probabilità si arriverà ad un accordo che possa soddisfare entrambe le parti, anche se non è da escludere completamente l'arrivo al referendum.

Quando ci sarà il referendum per l'uscita del Regno Unito dell'Europa?

Secondo il "The Guardian", noto quotidiano inglese, le prime due date possibili per  il referendum sono il 9 e il 16 giugno. Il Telegraph fa invece slittare la data al prossimo luglio. In ogni caso, la strada per arrivare al referendum è lunga e passerà attraverso mesi di concordati e trattative:

  • a febbraio 2016, David Cameron dovrebbe presentare una proposta di sintesi. Praticamente, il primo Ministro inglese presenterà le sue richieste all'Europa
  • se ci sarà un accordo, si potrà andare avanti con le procedure, e dunque:
  • il 27 maggio la regina dovrebbe annunciare la legge che permetterà lo svolgimento di questa legislazione
  • ci sarà poi la calendarizzazione presso la camera dei Comuni
  • se la camera dei Lords non farà opposizione, il referendum si farà

Le critiche al Brexit

Ovviamente non mancano le critiche e gli avvisi da parte di politici dei vari partiti al Brexit. Addirittura ad avvertire sui rischi dell'uscita dall'UE è William Hague, ex ministro degli esteri britannico e da sempre contro l'Europa.

Nonostante le sue convinzioni, egli fa sapere di essere assolutamente contro l'uscita del Regno Unito dall'UE: i rischi sono troppo grandi per tutta l'economia britannica e per la sterlina. Si rischia, inoltre, una spaccatura del Regno Unito nel suo complesso, cosa sventata qualche tempo fa dopo il referendum per l'indipendenza della Scozia (Fonte Il Sole 24 Ore).

Brexit e sterlina, previsioni 2017

Per chi fa Forex i rischi principali sono legati al calo della sterlina britannica contro l'euro e contro il dollaro americano, soprattutto dopo che la FED ha deciso di alzare i tassi di interesse a metà dicembre.

Solitamente dei rischi politici di tale portata hanno un'influenza negativa sulla valuta del paese, in questo caso la GBP. Guarda anche la pagina del cambio euro sterlina e quella del grafico euro sterlina, oltre che quella del cambio sterlina dollaro e del grafico sterlina dollaro americano per tenere sott'occhio il movimento di questa coppia di valute.

Investire in Inghilterra nel post-Brexit, sarà ancora vantaggioso?

Indubbiamente il Brexit pone diverse variabili a carico di Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord. In maniera particolare si pensa agli investimenti nel paese britannico, che potrebbero uscirne fortemente ridimensionati nel caso in cui gli inglesi dovessero votare "si" al referendum del 23 giugno.

Guardando la cosa con altri occhi, però, c'è da dire che anche se l'Inghilterrà dovesse uscire dall'UE e perseguire la strada del Brexit, nonostante gli avvertimenti contrari David Cameron, Primo Ministro, e di Sadiq Khan, il nuovo sindaco di Londra eletto a maggio dello scorso anno, il paese rimane sempre una delle maggiori potenze economiche mondiali.

Londra, con la sua City e la sua Canary Wharf, le zone delle banche, oltre che con la sua Borsa, rimane una delle più importanti città al mondo per chi vuole fare business. Ecco perché, nonostante tutto, riteniamo che sarà sempre conveniente investire in Inghilterra e nel Regno Unito.

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Autore: Gino Topini

Giudizi e Recensioni su "29 Marzo 2017: è il giorno dell'Articolo 50 per la Brexit" da parte dei nostri utenti:

margherita:

Io penso che questa uscita non possa essere fatale o influente sull Unione ma sui suoi abitanti al primo posto gli studenti prendiamo ad esempio le seconde della scuola secondaria di primo grado in cui ricordo dì stidia l Unione europea cosa faranno nella geografia è anche questione di capirli già il ritardo dai libri è notevole ad esso si avgiungera pure il ritardo del riscrivere il libro . È incpncepibile una cosa del genere . Non vorrei essere insistente ma anche i progetti dell internescional school o quello ancora di altre scuole con la possibilità degli scambi culturali .

questo tra l altro è un momento delicato per tutta l Unione essere lasciati solo in un momento del genere è codardo . E i bambini anche piccoli dicono di non aver voglia di studiare la lingua di un popolo che alcuni bambini dicono traditore cattivo esibizionista che ha sempre voluto restare fuori . E con tutto il rispetto sono d accordo .

Carolina:

Si, troppe tasse a fronte di pochi servizi, Europa tedesco centrica si accorgerà che deve rendere scambi commerciali più competitivi e vantaggiosi per contrastare altri mercati meglio organizzati

giovanna:

spero di si

Giancarlo:

Spero da anni nel Brexit.

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