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Calcolo Buoni Fruttiferi Postali: Tassi e Remunerazioni 2018

Come si fa il calcolo del rendimento dei buoni fruttiferi postali? Che cosa bisogna conoscere? Che strumenti gratuiti si possono usare?

SI Buoni Fruttiferi Postali sono uno degli investimenti preferiti dagli italiani: a basso rischio, garantiti dall'ente postale, permettono di avere una piccola remunerazione e offrono protezione per il proprio capitale.

Sono varie le tipologie di BFP (la sigla con la quale questi titoli di risparmio sono conosciuti) che le Poste Italiane mettono a disposizione, a cominciare dai Buoni Fruttiferi classici fino ai BFP 18 Mesi e i Buoni postali cointestati.

> Leggi anche come investire in Buoni Fruttiferi Postali nel 2018 e le 7 cose da sapere sui BFP

Calcolo Buoni Fruttiferi Postali

Per tutti coloro che hanno già un buono, ma anche per chi ha intenzione di sottoscriverlo, per sé o magari per i nipoti, vediamo in che maniera si può fare il calcolo online dei rendimenti dei Buoni Fruttiferi Postali, ovvero come si può cercare di capire quanto potrebbero rendere.

Lo strumento migliore è quello messo a disposizione da Poste Italiane, vediamo come funziona.

  • Scelta del tipo di buono sottoscritto, da un menù bisogna scegliere la tipologia di BFP sottoscritta, perché il calcolo del rendimento potrebbe cambiare;
  • Data di emissione e data di scadenza del buono;
  • Data di nascita dell'intestatario (nel caso di buoni intestati a più persone si può mettere la data di nascita di uno dei due);
  • Importo del capitale sottoscritto

Ovviamente, la precisione del calcolo dipende dal tipo di buono che si sceglie. Ad esempio, i Buoni indicizzati a scadenza, sia a 5 che a 7 anni, i BFPPremia e quelli indicizzati all'inflazione italiana, il valore di rimborso è indicativo dato che, al momento del calcolo, i valori di riferimento, ovvero EUROSTOXX 50 e Indice FOI, non sono noti con certezza.

Buoni fruttiferi postali: calcolo rendimento

Qualche tempo fa, in Sicilia, c'è stato un caso particolare relativamente ai buoni fruttiferi postali della serie P/O, pubblicato dall'Associazione Europea dei Consumatori. Si tratta di quei buoni che sono stati emessi tra il 1981 e il 1986, con scadenza trentennale (dunque tra il 2011 e il 2016): essi si sono visti dimezzare il rendimento grazie ad un decreto che il Ministero del Tesoro ha pubblicato nel 1986, il numero 148.

Tale decreto afferma che il Ministro del Tesoro, di concerto con il Ministro per le poste e le telecomunicazioni, può decidere di diminuire il rendimento dei buoni fruttiferi, in riferimento sia alle nuove emissioni ma anche in estensione alle vecchie. Questo significa, sostanzialmente, che tutti coloro che hanno acquistato i buoni della serie P/O si sono visti diminuire il rendimento.

Calcolo buoni fruttiferi postali serie P/O

Secondo la tabella qui sopra, esposta sul retro del buono, alla scadenza di un buono postale fruttifero del valore di 1.000.000 di lire (516,47 euro) le Poste avrebbero dovuto riconoscere circa 17.600 € di interessi, che invece sono stati deliberatamente diminuiti a 8.000 € .

Tabella di confronto investimenti sicuri

Rendimenti
BFP
0,25%
lordo/anno
Investimento sicuro
Durata minima 18 mesi
Rendimenti fissi
500% più conveniente
13,4%
lordo/anno
Investimento sicuro
Durata minima 12 mesi
Rendimenti in salita

Rendimenti dimezzati!

Durante quegli anni, infatti, il governo ha emesso anche una serie di buoni fruttiferi postali, la serie Q, con degli interessi inferiori rispetto alla serie P/O, per riflettere l'andamento dell'inflazione. Ebbene, a quanto pare le condizioni di tali buoni sono state applicate anche alla serie precedente.

La Corte di Cassazione a Sez. Unite ha dichiarato illegittimo il comportamento di Poste Italiane in merito a questa storia (Sent. n. 13979/2007), ma in ogni caso conviene sempre stare attenti a tutto quello che si firma e alle condizioni dei buoni fruttiferi postali stessi, in quanto la legge stabilisce che tra le condizioni sul retro del buono e eventuali modifiche fatte con un DM (un decreto), bisogna dare più importanza alle prime.

Calcolo della ritenuta fiscale e dell'imposta sostitutiva

Nel calcolo bisogna anche tenere presente che i Buoni Fruttiferi Postali sono soggetti a diversa ritenuta fiscale e ad un'imposta sostitutiva che vengono calcolate a seconda della data quando sono stati emessi:

  • fino al 20 settembre 1986 sono esenti da ritenuta fiscale;
  • dal 21 settembre 1986 fino al 31 agosto 1987, la ritenuta fiscale è del 6,25%;
  • dall'1 settembre 1987 fino al 23 giugno 1997, la ritenuta fiscale è del 12,50%;
  • dall'1 luglio 1997 sono soggetti ad un'imposta sostitutiva del 12,50%.

Ecco alcuni siti web ufficiali cui vi rimandiamo per fare il calcolo dei Buoni Fruttiferi Postali:

Calcolo Rendimento Buoni Fruttiferi Postali, è affidabile?

Usare il calcolatore di rendimenti dei BFP proposto da Poste Italiane è sicuramente la miglior scelta che potete fare, l'unica più affidabile. Certo è che non si avrà mai la certezza della precisione al 100%, soprattutto per i Buoni a scadenza più lontana nel tempo, anche perché potrebbero cambiare le leggi italiane e prevedere nuove aliquote di imposta sostitutiva, ad esempio.

In generale possiamo dire che è sicuramente un calcolo che, con buona approssimazione, permette di conoscere quanto si potrà ricavare dall'investire 1.000 euro o più in Buoni Fruttiferi Postali.

Conviene comprare?

Alla fine dei conti, dopo aver effettuato tutti i calcoli, ci chiediamo se conviene comprare BFP. La risposta è che "dipende" da quello che si vuole ottenere.

Se si cercano dei rendimenti interessanti, allora la risposta è "no", perché i Buoni Fruttiferi Postali rendono davvero al minimo e anche perché, se ci si tolgono le tasse sui guadagni, il netto è ancora inferiore.

Tabella di confronto investimenti sicuri

Rendimenti
BFP
0,25%
lordo/anno
Investimento sicuro
Durata minima 18 mesi
Rendimenti fissi
500% più conveniente
13,4%
lordo/anno
Investimento sicuro
Durata minima 12 mesi
Rendimenti in salita

Se si cerca un modo sicuro per depositare il denaro che si ha da parte, allora la risposta è "dipende", perché ci sono metodi altrettanto sicuri ma più remunerativi, come i conti deposito ad esempio.

Si potrebbe pensare che si tratta di banche private e non di istituzioni protette in qualche modo dallo stato, pertanto potrebbero fallire. Il punto della questione è che se si scelgono istituti di credito sicuri, come Che Banca, Santander Banca o Banca IFIS (che ha fatto Rendimax), e Widiba, le possibilità di un fallimento sono davvero minime. E, in ogni caso, ci si può affidare alla lista dei conti di deposito sicuri di AltroConsumo, che è l'associazione di consumatori più famosa in Italia.

Come abbiamo visto, dal nostro punto di vista, non c'è mai un "si" netto, e allora perché tante persone li comprano? La risposta potrebbe stare nel fatto che le Poste Italiane sono viste come un istituto di sicuro ed affidabile, con decenni di storia alle spalle. I nostri nonni e i nostri genitori "mettevano i soldi alla Posta" e questo è diventato, negli anni, sinonimo di tranquillità finanziaria, ma oggi non è più così.

Scritto da Gino Topini. Appassionato di investimenti, trading e criptovalute, sono stato relatore presso il China Forex Expo 2017 e protagonista di un podcast sul sito canadese Desire To Trade.

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