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31 dicembre 2011

Crisi Europa, dall'inizio fino alla Telefonata Merkel - Napolitano

Parlando della Crisi Europa, vediamo cosa è successo dall'inizio fino alla Telefonata Merkel - Napolitano.

In una fredda serata di ottobre, il cancelliere della Germania Angela Merkel ha effettuato una chiamata riservata, a Roma, per contribuire a salvare l'euro. Due anni dopo l'inizio della crisi del debito, scoppiata nella piccola Grecia, è accaduto l'impensabile: gli investitori sono in fuga dal debito pubblico italiano, una delle più grandi economie del mondo. Se la vendita non si fosse fermata, allora bisognava fare qualche cosa di drastico.

La Merkel e la sua telefonata misteriosa a Napolitano

La sua telefonata, quella notte, al Presidente Giorgio Napolitano, ha sondato un terreno delicato. I leader europei hanno una regola non scritta di non intervenire nella politica interna di un altro stato. Ma la Merkel ha gentilmente sollecitato il Presidente italiano a cambiare il suo primo ministro.

L'impazienza mostrata dalla Merkel ha messo in evidenza le difficoltà che si sarebbero presentate. Fino ad allora, l'Europa aveva seguito una semplice formula per salvare l'euro: il finanziamento degli stati più deboli. Ma l'Italia era semplicemente troppo grande da salvare.

Ecco che il Wall Street Journal ha effettuato una ricostruzione in base alla quale la Germania ha risposto ai pericoli che stavano nascendo in Italia imponendo il suo potere. La Merkel, ampiamente criticata nel non affrontare con forza la crisi nella sua fase iniziale, si è posta al centro dell'azione. Oltre a smussare il suo rapporto con il presidente francese Nicolas Sarkozy, la cancelliera tedesca ha portato all'uscita di scena di Berlusconi.

La crisi dell'Europa si era radicata nel profondo, e le continue preoccupazioni circa il debito pubblico e gli squilibri economici all'interno della zona euro erano sempre in salita. Queste preoccupazioni hanno spaventato gli investitori obbligazionari, portandoli lontano dagli Stati più deboli dell'Europa, lasciando alcuni di essi senza denaro con cui ripagare o rifinanziare i suoi debiti. Salvare la Grecia o altri stati piccoli è un discorso, ma una di default italiano avrebbe messo seriamente in difficoltà l'Europa e il mondo, innescando una crisi globale peggiore rispetto a quella che ha seguito il fallimento, del 2008, di Lehman Brothers.

La corsa per mantenere la fiducia degli investitori verso l'Italia ha portato i leader europei, a malincuore, a rendersi conto che vivere con una moneta comune significa cedere una certa indipendenza nazionale. La Francia ha esortato gli altri paesi ad attingere alla potenza di fuoco, praticamente illimitata, della Banca centrale europea. Ma la paura della Germania e la riluttanza della banca centrale ad aiutare i governi, per paura dell'inflazione, ha dissolto questa idea. E mentre la pressione tedesca ha contribuito a creare un nuovo governo in Italia, oggi l'Europa sta ancora combattendo per salvare l'euro.

Zona Euro e crisi economica

La zona euro, che rappresenta quasi il 20% dell'attività economica globale, sta scivolando in una nuova recessione. La Francia e altri paesi stanno lottando per salvare i loro rating, l'Italia deve prendere in prestito circa 400 miliardi di euro entro il 2012. Giovedì l'Italia ha venduto 7 miliardi di obbligazioni, per un rendimento di quasi il 7% a 10 anni.

Fin dagli albori della crisi, alla fine del 2009, i leader europei sapevano di dover evitare una diffusione della crisi in paesi più grandi, come l'Italia. Ma la loro gestione del debito della Grecia, da certi punti di vista sbagliata, ha contribuito a stimolare proprio questa corsa. La politica italiana ha innervosito ulteriormente il mercato. Gli attacchi di Berlusconi a Tremonti hanno minato la fiducia degli investitori verso il nostro paese. Quando la rotta del mercato è peggiorata il 3 agosto, Berlusconi ha tenuto un discorso davanti al Parlamento dichiarando che la sua politica era stata giudicata adeguata da parte dell'Europa.

Due giorni dopo, la BCE lo ha contraddetto, con una lettera segreta. Il taglio italiano non era sufficiente e il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, oltre al suo successore, Mario Draghi, hanno scritto a Berlusconi una lettera in cui si diceva che l'Italia aveva bisogno di un'ampia revisione economica per rilanciare la crescita, come una maggiore concorrenza, la deregolamentazione del mercato del lavoro, una riforma delle pensioni, una burocrazia più snella e dei tagli alla spesa pubblica.

berlusconi


Gli acquisti delle obbligazioni italiane da parte della BCE

Berlusconi ha poi inviato, il 7 agosto, una lettera alla BCE promettendo delle riforme più profonde e dei tagli al bilancio. Trichet ha considerato soddisfacente la risposta di Roma e il giorno dopo, per la prima volta, la BCE ha cominciato ad acquistare obbligazioni italiane, calmando gli investitori e dando loro una rinnovata fiducia nel comprare il debito italiano.

Ma la risposta di Berlusconi si è fatta attendere. Trichet e Draghi hanno telefonato a Berlusconi chiedendogli di onorare le sue promesse. Il presidente dell'Unione europea, Herman Van Rompuy, ha chiamato il nostro ex Premier chiedendogli di prendere più seriamente la crisi. Il 31 agosto scorso, i media italiani hanno riferito che Berlusconi ha detto ai suoi consiglieri di rinunciare alla riforma delle pensioni e gli investitori hanno ricominciato a fuggire dall'Italia. La crisi aveva raggiunto un andamento tale da minacciare l'economia globale. La BCE non aveva intenzione di salvare l'Italia.

Il piano di salvataggio della zona euro aveva i suoi fondi già impegnati nel finanziare la Grecia, l'Irlanda e il Portogallo. Se l'Italia avesse perso la capacità di chiedere in prestito denaro sui mercati finanziari, avrebbe fatto una brutta fine.

Sarkozy e la sua azione per salvare la zona euro

Le uniche opzioni restanti erano dei complicati schemi in obbligazioni italiane, offerti agli investitori, con una parziale protezione. Il 19 ottobre, Sarkozy ha cercato di sbloccare la situazione, volando a Francoforte per cercare il contributo decisivo della BCE nel salvare i mercati. Trichet ha risposto che non è compito della BCE finanziare i governi.

merkel


La Merkel e la fantomatica chiamata

La Merkel, anch'essa presente, era irritato dalla pressione francese sulla BCE. Il giorno dopo, la stessa Merkel ha fatto la sua telefonata confidenziale a Roma. Dietro questa mossa, la convinzione crescente che Berlino ed altre nazioni della zona euro non potevano più permettersi di vivere come volevano. In Italia, il nostro premier era impantanata in scandali e altri problemi. Così, la Merkel ha telefonato a Napolitano chiedendoli di nominare un nuovo primo ministro. La Merkel ha detto che il taglio ai costi dell'Italia era stato apprezzato, ma non era sufficiente.

Napolitano sembra aver recepito il messaggio tanto che pochi giorni dopo ha iniziato a sondare i vari partiti politici per capire il grado di supporto verso un nuovo governo, se Berlusconi non fosse riuscito a soddisfare i mercati in Europa.

Intanto Napolitano aveva rilasciato una dichiarazione in cui affermava che era suo dovere verificare le condizioni delle forze sociali e politiche in Italia. L'8 novembre, Berlusconi ha perso la sua maggioranza parlamentare e presto si è dimesso. Napolitano, con il consenso del Parlamento, ha chiamato l'economista Mario Monti come nuovo premier.

Ora, con la fine del 2011, ci aspetta un 2012 di crisi e di tagli, in particolar modo in Italia. La riforma Monti, che prevede anche l'ICI sulla Prima casa, porta delle novità e delle spese che dovrebbero farci uscire dalla crisi. Ora, con la fase 2 del Governo Monti, ci dovrebbe anche essere la crescita del nostro paese. Ma mentre la Germania cerca l'austerità come chiave per stabilizzare la regione, gli investitori rimangono dubbiosi. In Italia i rendimenti obbligazionari sono ancora ad un livello molto elevato e l'Europa è ancora alla ricerca di denaro.

Autore: Gino Topini

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