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09 settembre 2016

Mario Draghi e BCE: tassi invariati. Tornerà un euro forte?

Mario Draghi ha deciso di voler lasciare i tassi di interesse invariati e di continuare il QE, che al momento scadrà a marzo 2017. L'euro è salito dopo il discorso del governatore dell'EuroTower, cosa attenderci nei prossimi giorni?

La Banca centrale europea ha lasciato i tassi di interesse invariati nella zona euro, mantenendo però la porta aperta ad ulteriori tagli nei prossimi mesi e rinnovando le chiamate verso i politici a fare di più per sostenere la ripresa economica del blocco.

La BCE ha tenuto il tasso di interesse principale della zona della moneta unica a zero. Ma il presidente della banca centrale ha avvertito che l'incertezza derivante dal voto legato al Brexit è stato tra i fattori più limitanti per la crescita della zona euro e ha svelato una prospettiva economica leggermente più debole per il blocco unico.

La banca con sede a Francoforte ha anche deciso di continuare ad acquistare gli 80 miliardi di euro di obbligazioni al mese all’interno del programma di quantitative easing (QE). Al momento, in ogni caso, il QE scadrà sempre a marzo 2017, anche se non è esclusa una sua estensione.

Parlando di tassi di interesse, inoltre, Mario Draghi ha riferito che rimarranno bassi ancora per molto tempo, ben dopo la fine del QE.

I movimenti dell’euro dopo le parole di Mario Draghi

Dopo che Mario Draghi ha parlato, abbiamo visto una ripresa sia del rapporto di cambio EUR/USD che di quello EUR/GBP: nel primo caso abbiamo visto una rottura al rialzo di 1,13 (rimbalzato poi attorno a 1,1280), nel secondo stiamo vedendo un nuovo avvicinamento a 0,85 .

A questo punto c’è chi pensa che Draghi e la BCE abbiano finito le munizioni per cercare di tenere basso l’euro e rendere più competitivi le esportazioni di paesi come la Germania, la Francia e l’Italia.

La Germania e la svalutazione dell’euro

Il paese tedesco è uno di quelli più avvantaggiati dalla svalutazione dell’euro, tanto che di recente il surplus commerciale tedesco ha superato addirittura quello della Cina. Questo potrebbe non andar bene né al paese orientale, né tantomeno agli Stati Uniti, dato che la maggior parte delle esportazioni “made in Germany” sono rivolte a paesi al di fuori del blocco UE, che sono anche partner commerciali di USA e Cina.

C’è da dire che la Germania sta godendo di un tasso di cambio svalutato di circa il 30%, il che lo pone molto in vantaggio rispetto agli States, e alle condizioni attuali diventa sempre più complesso, per la BCE, riuscire a mantenere il tasso di cambio euro dollaro sotto una certa soglia (guarda anche il grafico del rapporto di cambio euro dollaro).

L’euro svalutato, influenze sugli altri paesi europei

In questo caso entriamo in un discorso particolare, in cui più che il valore dell’euro in sé bisognerebbe andare a guardare quello dell’euro dei singoli paesi nei confronti di quello tedesco, ovvero quanto è forte (o debole) l’euro italiano, spagnolo, ecc, rispetto a quello della Germania.

Partendo dal presupposto che i beni ed i servizi costano meno in Germania, ecco che per la maggior parte dei paesi UE l’unico modo per poter competere con il paese della frau Merkel, se l’euro fosse troppo svalutato, sarebbe quello di abbassare ancora i prezzi. Ma, per poter far questo, serve flessibilità del mercato del lavoro.

Draghi invita i politici a fare di più

Mario Draghi ha detto ai politici che è importante trarre i massimi benefici dalle misure di politica monetaria della BCE e che c’è bisogno di cambiamenti nel modo in cui le economie lavorano, con l’obiettivo di ridurre la disoccupazione strutturale e aumentare la crescita globale dell'area dell'euro.

Autore: Gino Topini

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