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07 ottobre 2016

Stimoli di denaro nella Zona Euro: Draghi dice che è presto per valutarne altri

Draghi ha fatto sapere che è presto per poter valutare, oggi, altri stimoli di denaro all'interno della zona euro e che bisognerà attendere ancora i prossimi mesi.

I rischi di inflazione e le prospettive di crescita dell'Europa sono aumentati dopo un rallentamento dei mercati emergenti, ma la Banca centrale europea ha bisogno di più tempo prima di decidere su un ulteriore stimolo, secondo il presidente della Bce Mario Draghi.

Il numero uno della banca centrale ha detto che la crescita dei prezzi chiederà più tempo del previsto prima di poter toccare di nuovo il bersaglio del 2 per cento (obiettivo della BCE) e che la banca centrale della zona euro è pronta a rinforzare il suo QE, se necessario. Ma prima di farlo, ha bisogno di più prove per stabilire se il rallentamento della Cina, l'ascesa dell'euro (cambio euro dollaro e cambio euro sterlina) e il calo dei prezzi del petrolio possa distogliere l'inflazione dalla crescita.

"Il programma di acquisto di asset è sufficiente per flessibilità", ha detto Draghi alla commissione del Parlamento europeo per i problemi economici e monetari. "Noi possiamo regolarne la dimensione, la composizione e la durata a seconda dei casi, ma solo se la cosa dovesse essere necessaria."

L'ex governatore della Banca d'Italia ha anche detto che è necessario avere più tempo per determinare se il rallentamento nei mercati emergenti sia temporaneo o permanente e, di conseguenz,a per andare a valutare il da farsi.

Come detto in apertura, gli obiettivi di inflazione della BCE sono di poco inferiori al 2 per cento, ma la banca ha detto che questo valore potrebbe scendere in negativo nei prossimi mesi per poi recuperare nel corso dell'anno.

I commenti di Draghi arrivano dopo che la Federal Reserve ha lasciato i tassi di interesse ancora ai minimi la scorsa settimana sulle preoccupazioni per la Cina, anche se la banca centrale americana ha lasciato aperta la porta ad un possibile nel corso dell'anno, in particolare se l'economia americana si dovesse avvicinare ancora di più alla piena occupazione. Il rallentamento economico della Cina è stata anche una delle principali preoccupazioni di Draghi, che ha detto che le sfide da parte dei mercati emergenti sarebbero rimaste invariate per "qualche tempo".

Il rallentamento del paese asiatico ha depresso i prezzi delle materie prime, una particolare preoccupazione per la BCE e per l'inflazione, che ora si trova ad un misero 0,1 per cento. Anche se i dati economici, in particolare quelli PMI di settembre hanno mostrato che le economie europee sono rimaste relativamente resistenti alle turbolenze, Draghi ha avvertito che la crescita nella seconda metà dell'anno potrebbe essere "leggermente" più lenta rispetto al primo periodo.

Nel frattempo la Grecia, per anni il tallone d'Achille della zona euro, ha fatto notevoli progressi negli ultimi mesi e il numero uno della BCE ha detto che se Atene dovesse rimanere legata al suo programma di salvataggio, presto potrebbe esserci spazio per una riduzione del debito.

Autore: Gino Topini

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