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Come investire nel Biotech? Guida 2018 alle biotecnologie

Il settore del biotech, o delle biotecnologie, è uno di quelli a maggiore espansione, nel quale le opportunità di crescita sono enormi. Scopriamo le migliori opportunità per investire.

Come investire nel Biotech? Guida 2018 alle biotecnologie

Negli ultimi anni il settore delle biotecnologie è stato al centro delle attenzioni degli investitori. Si tratta infatti di un comparto dall’enorme potenziale di rendita, ma i rischi connessi a questo tipo di investimento sono altrettanto alti.

Del resto l’equazione per cui ad alti rischi corrispondano notevoli guadagni non è nuova nel mondo della finanza. La particolarità però del biotech sta nella sua natura: una strategia di investimento efficace deve tenere in considerazione alcune peculiarità della materia e una conoscenza, quantomeno di base, dei meccanismi alla base delle biotecnologie.

Si tratta infatti di una forma di investimento che, pur mantenendo i soliti strumenti che conosciamo, come ad esempio il trading, va affrontata considerando, o meglio prevedendo, gli esiti della ricerca. In una parola, ipotizzare i progressi dell’umanità.

Può sembrare altisonante ed esagerato, ma vediamo subito perché invece è necessario informarsi non solo sui titoli quotati e sul loro andamento per mettere in moto strategie che siano produttive.

Cos’è il Biotech?

L’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo economico) definisce le biotecnologie come “Applicazioni della scienza e della tecnologia agli organismi viventi, o a loro parti, prodotti e modelli, al fine di alterare i materiali viventi e non viventi, per produrre conoscenza, beni e servizi”. Per semplificare, parliamo di strumenti tecnologici che sfruttano le conoscenze delle scienze della vita per testare su organismi viventi soluzioni ai problemi nei campi della salute, dell’agricoltura, dell’ambiente e dell’industria.

Come si intuisce, il Biotech si ramifica in tanti sotto-settori. Ciò che interessa a noi è quella che viene definita biotecnologia rossa, ossia quella applicata in medicina. La maggior parte delle aziende di cui ci occuperemo tratta infatti di ricombinazione del DNA o di ricerca in senso più generale per trovare cure a malattie ad oggi non sconfitte.

In questo senso si può far fatica a distinguere lo specifico spettro d’azione del biotech rispetto all’ingegneria genetica e all’industria farmaceutica. Per brevità, possiamo dire che si occupano di fasi di sviluppo differenti, ma è indubbio che i tre segmenti operino in sinergia e per un fine comune.

La crescita del Biotech

I ricavi del settore Biotech sono in forte espansione dal 2010, anno in cui i ricavi hanno avuto un’accelerazione del +10,5%. Da allora sino al 2014 il relly è proseguito toccando l’acme del +32,6% nel 2014. Nel biennio successivo la crescita è rallentata, ma gli incrementi si sono mantenuti su performance degne di nota. Il 2017 ha visto un sostanziale trend rialzista dal punto di vista dei ricavi, e si prevedono ulteriori aumenti per il 2018 e il 2019, con una previsione positiva che va dall’8,5 al 12,3%.

La storia recente sembra confermare quindi buone opportunità dagli investimenti in biotecnologie, ma come accennato all’inizio non possiamo fermarci solo ai numeri. Va considerato il continuo rinnovamento delle scienze e delle loro applicazioni, il progresso degli strumenti e, non per ultimo, l’approvazione di nuovi farmaci. Si pensi che solo nel 2016 ne sono stati messi in commercio 22.

Infine, non si sottovalutino i dati demografici: aspettative di vita superiori rispetto a quelle di un decennio fa e insorgenza di malattie croniche hanno fatto crescere la domanda di prodotti farmaceutici.

Come investire in Biotech: quali parametri osservare

Siamo in procinto di investire in Biotech, e da bravi trader guardiamo l’analisi fondamentale, ossia la solidità patrimoniale e la redditività. Niente di più sbagliato! Come abbiamo detto, la particolarità del settore richiede l’osservazione di altri parametri.

L’analisi fondamentale di una qualunque società che si occupa di biotecnologie sarebbe del resto sconfortante. Troveremmo fatturati rasenti lo zero, idem per i redditi, e fondo cassa con le ragnatele. Se ci fermiamo a ragionare un attimo, capiamo subito il motivo di quella che sembra un’anomalia.

Lo studio e la ricerca non generano redditi, e per di più possono andare avanti per anni e anni. Per questa ragione le aziende Biotech si finanziano con aumenti di capitalizzazione, finanziamenti pubblici e privati o ancora, più spesso, grazie al supporto di case farmaceutiche.

Proprio il settore farmaceutico è quello da tenere d’occhio prima di scegliere i destinatari biotech su cui investire i nostri risparmi. Più la cura o il farmaco oggetto di ricerca è interessante e potenzialmente capace di generare buoni fatturati, più la società di biotecnologie avrà partnership in essere o in procinto d’essere con grandi case farmaceutiche.

Molto banalmente, dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. Semplifichiamo ancora di più. È come fare il pr per un lacale: il mio successo dipenderà dalla mia rete di contatti, da quanto so vendere un evento che deve ancora verificarsi.

I migliori titoli Biotech

In tema di ricerca e tecnologia, dobbiamo spostarci a Wall Street e voltare quindi lo sguardo agli USA. Tra i titoli migliori troviamo quelli di AMGEN, società che nel 2017 ha visto volumi d’affari superiori ai 10 milioni di dollari. AMGEN si occupa di farmaci innovativi per la cura di patologie gravi, come Aranesp e Neulasta, rispettivamente per il trattamento dell’anemia e per le infezioni post chemioterapia. Tolti i dividenti, la quotazione della società è cresciuta del 194% negli ultimi 10 anni, registrando anche utili trimestrali in costante aumento.

Altro titolo interessante è quello di Celgene Corp. Si tratta di un gruppo specializzato nell’ideazione, sviluppo e vendita di prodotti per le terapie oncologiche per il trattamento delle infiammazioni del sistema immunitario. Punto di forza di Celgene sono le partnership con le più importanti aziende farmaceutiche a livello mondiale. Ultima collaborazione è quella con la Svizzera Novartis. La redditività di questi accordi è ben ravvisabile negli utili trimestrali, sempre superiori a quelli di un anno fa. La crescita di Celgene a Wall Street nell’ultimo decennio ha superato il 490%; si tratta dunque di una quotazione solida proprio perché poggia sulle forti basi di una realtà aziendale in costante crescita ed evoluzione.

Fondi attivi ed ETF

Tra le alternative di investimento più apprezzate possiamo annoverare tre fondi attivi:

  • Polar Capital Biotechnology Fund R Income con il 5% di commissioni di entrata, 1.68% di spese correnti, eventuali commissioni di performance;
  • Candriam Equities L Biotechnology Class C USD Cap, con il 3.5% di commissioni di entrata, 1.84% di spese correnti;
  • Selectra J. Lamarck Biotech Fund Class C, con il 3% di spese di ingresso, 3.28% di spese annue, eventuali commissioni di performance.

Altra possibilità è quella di investire in ETF (Exchange-Traded Foud), cioè fondi a gestione passiva. Possono essere considerati una sorta di paniere di titoli, il cui guadagno sarà dato dalla somma delle performance dei singoli strumenti su cui il fondo investe. Sono negoziati in borsa come i titoli azionari, e questo è un vantaggio perché dà l’opportunità di vendere in qualunque momento.

Tra gli ETF più redditizi segnaliamo ProShares Ultra Nasdaq Biotechnology, che da inizio anno sta rendendo circa il 43%. Attenzione perché essendo quotato sull’indice Nasdaq BiB è in dollari, quindi si dovranno calcolare il cambio e l’eventuale plusvalenza.

Si tratta di una soluzione ideale per i piccoli risparmiatori, in quanto più economica dei fondi tradizionali. Ad esempio non sono previste commissioni di ingresso o di uscita, né spese di performance. Le uniche spese sono riassumibili nei costi di compravendita nel mercato azionario. Anche le quote di gestione sono piuttosto basse, si parla di circa lo 0,3%.

Investire a Piazza Affari: i titoli di BB Biotech

Un modo semplice e “più vicino” per investire in Biotech è quello di puntare su BB Biotech, una società d'investimento di diritto svizzero quotata a Milano nel segmento STAR.

Il portafoglio di BB Biotech è costituito dalle 20 alle 35 aziende biotecnologiche, divise tra top holdings, aziende con fatturati e utili solidi e stabili nel tempo (come la su citata Celgene), e partecipazioni minori, costituite da nuove società biotech che stanno facendo ricerca e sperimentazione su prodotti promettenti.

Per citare alcuni prodotti di BB Biotech basti pensare a quelli di Novo Nordisk, come Victoza, destinati al trattamento del diabete, o a quelli di Ionis Pharmaceuticals, che con Spinraza si occupa dell’atrofia muscolare spinale.

Secondo le prospettive, la crescita per il triennio 2018/2020 è stimata al 20%, calcolando non solo gli utili delle singole società che fanno parte del portafoglio, ma anche le imminenti approvazioni di nuovi farmaci.

Conviene investire nel Biotech?

Riassumendo ciò che abbiamo snocciolato e sparpagliato in questa piccola guida, possiamo certamente affermare che il settore delle biotecnologie è in forte espansione, e che questa crescita si riflette sui titoli delle società coinvolte.

Come forse si intuisce, si tratta però di un profilo d’investimento ad alto rischio: non solo un farmaco, ad esempio, può essere approvato molto in là con gli anni, o addirittura respinto, ma spesso entrano in gioco anche dinamiche politiche e normative sanitarie che possono costituire ostacoli.

Il mercato del Biotech può essere molto redditizio, a patto di tenere in considerazione queste premesse. Ricordiamo quindi che sugli strumenti finanziari indicati (o su altri che per brevità non abbiamo menzionato) bisogna essere disposti ad investire a lungo termine, attuando una strategia buy and hold, cioè comprare e tenere con pazienza. Facciamo conto, insomma, di avere una bottiglia di buon vino che però esprimerà tutto il suo gusto ed aroma solo tra qualche anno.

Ricordiamo inoltre l’importanza di studiare ciò che sta dietro il titolo: informarsi sul farmaco, sulla capitalizzazione della società e sulle sue collaborazioni con, ad esempio, aziende farmaceutiche o di ingegneria genetica, eventuali fondi pubblici o privati che entreranno in cassa, e infine la concorrenza e la visibilità della società.

Scritto da Gino Topini. Appassionato di investimenti, trading e criptovalute, sono stato relatore presso il China Forex Expo 2017 e protagonista di un podcast sul sito canadese Desire To Trade.

Per approfondire: