Edizione del 20 July 2018 - Home - Redazione - Note Legali - Disclaimer - Cookie Policy e Privacy Policy - Contatti - Pubblicità
Forex Trading Italia
|

Previsioni oro 2018: il parere degli esperti

Approfondimento sulle previsioni della quotazione per l'oro nel 2018; il metallo giallo anche quest'anno potrebbe essere un eccellente investimento, scopriamo le previsioni dei prezzi per capire meglio come muoverci sui mercati.

Previsioni oro 2018: il parere degli esperti

Sono tanti gli investitori che desiderano comprare oro e, per farlo, desiderano conoscere il prezzo di questo metallo oggi, la prossima settimana e ancora nei prossimi giorni. In questo articolo andiamo ad approfondire tutto ciò che c'è da sapere sulle previsioni della quotazione dell'oro nel corso del 2018.

Cosa è accaduto nel 2017

Nel corso del 2017 l’oro ha avuto un andamento piuttosto oscillatorio. L’economia e i mercati finanziari hanno subìto le incertezze della politica monetaria e della difficile e preoccupante situazione politica internazionale. Dall’elezione di Trump, passando per i tragici attentati di Parigi, Londra, Manchester e Barcellona sino ai recentissimi lanci missilistici dalla Corea del Nord di Kim Jong-Un, e senza escludere il Russia Gate, il metallo giallo ha registrato movimenti altalenanti che non erano difficili da prevedere.

L’oro è infatti il più classico dei beni-rifugio, e ancor di più dei “colleghi” diamanti, yen e titoli di Stato, tende ad essere preso d’assalto in momenti storici in cui la crisi economica e finanziaria si riflette sull’instabilità dei prezzi. L’investimento nell’oro non ha quindi un’identità speculativa, ma si configura come una sorta di protezione: i metalli e le pietre preziose hanno un valore intrinseco, dunque rispetto ad altri beni (come ad esempio le valute) tendono a mantenerlo.

In particolar modo negli ultimi anni, complice la crisi economica che ha travolto l’Europa, sempre più trader si sono avventati sull’oro, alla ricerca di sicurezza e tutela per i propri risparmi: l’investimento sul prezioso metallo rimane infatti un’assicurazione contro l’inflazione e lo scorrere del tempo che, viceversa, finirebbe per corrodere il capitale.

Per fare previsioni sull’oro non servono quindi grossi calcoli: i risparmiatori si fiondano su questo bene-rifugio e il prezzo della quotazione sale. Sottolineiamo, ed è utile specificarlo, che un conto è la previsione dell’andamento della quotazione, che ribadiamo essere piuttosto semplice perché legato a fattori extra mercato, un altro conto è il prezzo di per sé.

Previsioni oro 2018: cosa dicono gli esperti

Come abbiamo accennato sopra, lo scorso anno è stato piuttosto ballerino dal punto di vista del prezzo dell’oro.

A gennaio la quotazione era di circa 1.150$ l’oncia; è passato poi a 1.254$ ma nel mese di marzo il primo crollo lo ha portato a 1200$. I movimenti altalenanti hanno sforato addirittura i 1.357$, record degli ultimi 12 mesi.

La riunione di settembre della Federal Reserve (FED) sul finire dello scorso anno ha dato un brutto colpo al prezioso metallo, che è crollato a 1.291,95 $. La banca centrale degli USA è stata infatti più aggressiva del previsto, annunciando un aumento dei tassi di interesse entro fine anno, e altri tre per il 2018. Non per ultimo, da ottobre è iniziata anche la riduzione del bilancio.

Dopo queste necessarie premesse, vediamo le previsioni dell’oro per il 2018, tenendo presente le analisi di diverse banche, società finanziarie ed esperti di finanza.

Capital Economics


Secondo Simona Gambarini della Capital Economics, la forte crescita di Non-Farm Payrolls nel mese di luglio e la discesa del tasso di disoccupazione al 4,3% hanno indotto la Federal Reserve ad alzare i tassi di interesse; l’oro, secondo questa ipotesi, e senza considerare grossi pericoli geopolitici, chiuderebbe l’anno a 1.150$ l’oncia.

In realtà come abbiamo appena visto, i dati NFP dell'ultimo trimestre dello scorso anno sono stati disastrosi: la disoccupazione è attorno al 4%, e ancora una volta registriamo come in un mondo così fluttuante sia complicato fare previsioni sul prezzo dell’oro senza incorrere in repentine smentite.

Société Générale


Anche le prospettive dell’investment bank francese mantengono una visione ribassista. La tendenza degli analisti di Société Générale è quella del rating overweight (sovrappesare) sui metalli preziosi in generale, proprio per la caratteristica di bene-rifugio di cui abbiamo parlato all’inizio.

Il 2018 sarebbe, secondo SG, una possibile replica del 2017: l’anno potrebbe iniziare con quotazioni in ribasso, per poi registrare picchi e cadute determinati dalla politica monetaria della FED e, non meno importante, dallo scenario internazionale.

James Rickards


James Rickards, chief di West Shore Found, sostiene che entro il prossimo triennio le banche centrali dovranno ricorrere a nuove strategie per salvare il barcollante sistema finanziario: ciò condurrà ad un’iperinflazione dell’oro, il cui prezzo salirà a 10.000$ l’oncia.

Secondo l’ex numero uno della FED, le previsioni e le analisi delle banche sono state, e continuano ad essere, sempre sbagliate. Prova ne sarebbe lo scoppio della bolla immobiliare, cui anche la Federal Reserve sarebbe responsabile, avendo abbassato i tassi d’interesse dell’1%. Le errate letture e previsioni, secondo Rickards, causeranno un’altra crisi finanziaria internazionale.

Il suo consiglio finale è quello di tenere l’oro quindi, proprio nella prospettiva di un incredibile balzo di prezzo in avanti da qui a tre anni.

Matt Maley


Di posizione opposta è l’equity strategist della Miller Tabak, Matt Maley, che rileva come ad oggi il prezzo dell’oro sia ad un punto di forte ambiguità, e potrebbe risultare insidioso.

Negli ultimi tre mesi dell'anno scorso l’oro ha superato sì i 1.300$, ma ad ogni rialzo è seguita una flessione. Maley insomma sconsiglia di seguire il trend rialzista e appare scettico, almeno al momento, sul boom di cui parla Rickards. Aggiunge, infine, che il 2018 potrebbe mostrarci ulteriori ribassi, anche inferiori ai 1.200$, viste sia le attuali quotazioni che le congiunture geopolitiche.

Credit Suisse


E si pronuncia in merito anche Credit Suisse, sostenendo le tesi che vedono l’oro sotto pressione, previsioni simili a quelle su cui si era già pronunciata in passato. Complici di un probabile ribasso dell’oro, almeno per l’inizio del 2018, sarebbero le brusche frenate delle vendite di ETF (Exchange Traded Fund) in oro, che dal terribile crollo del 7% di novembre scorso non hanno dato segni di evidente ripresa. Quel mese, lo ricordiamo, il prezzo del metallo giallo era sceso di oltre l’8%.

Altri fattori che influenzeranno negativamente il prezzo dell’oro saranno i bassi rendimenti obbligazionari e i già citati tassi d’interesse della FED: nonostante l’oro sia tradizionalmente il bene-rifugio per eccellenza, questi eventi potrebbero imporre un rallentamento alla corsa degli investitori.

Oltre alla FED, sottolinea Credit Suisse, bisogna citare tutte le banche centrali mondiali, che con l’adozione dei Quantitative Easing rendono sempre meno vantaggiosi gli investimenti nei beni-rifugio, oro incluso.

Jim Iuorio


Ottimista è invece Jim Iuorio, managing director di TJM Institutional Services, che parla di un trend rialzista sul lungo periodo.

La situazione economica non florida, e i relativi dati, causerebbero una certa debolezza dell’oro e consentirebbero quindi di stabilizzare il prezzo del metallo prezioso ad una media di 1.250$.

In questa prospettiva le flessioni di prezzo che hanno visto l’oro arrivare anche a 1.212$ l’oncia, pochi mesi fa, sarebbero solo dati di breve termine. Ciò accade perché nei momenti in cui l’economia è in ripresa, i beni-rifugio perdono la loro capacità attrattiva, o quanto meno la diluiscono, e gli investitori prediligono asset più rischiosi.

Basti pensare al mese di giugno scorso, quando l’aumento dei tassi di interesse di FED ha fatto scivolare il prezzo dell’oro; lo stesso accadrà per i successivi rialzi d’interesse, certo, ma si tratta, secondo l’analista, di fasi isolate e slegate dal trend generale che sarebbe invece rialzista.

Da sottolineare, non un volo in libera ascesa ma un percorso in salita non senza ostacoli, rallentamenti e passi indietro.

L’effetto Trump


L’elezione di Donald Trump come Presidente degli Stati Uniti d’America fece crollare il prezzo dell’oro di circa il 13%; in seguito, dichiarazioni, proposte di legge, politiche interne ed estere si sono riflesse in maniera negativa sul costo ad oncia. Ancor di più in questi ultimi due mesi a causa dell’attrito con la Corea del Nord, soprattutto dal 18 settembre quando quattro jet americani e due bombardieri strategici hanno simulato un bombardamento nella Corea del Sud.

Per di più Trump ha dichiarato di voler implementare gli investimenti sulle infrastrutture, per cui ha stimato una spesa di circa 500 miliardi di dollari, più 137 miliardi in crediti d’imposta per le società private che vorranno impegnarsi in progetti di quest’ambito.

Il giro sembra forse un po’ largo, ma cercheremo fornire una spiegazione chiara di come queste promesse (che, per inciso, potrebbero anche rimanere solo tali) avranno il potere di influire sul prezzo dell’oro una volta attualizzate.

Un programma di questa risma ha due facce: da un lato una crescita del PIL e dell’occupazione, con la creazione di almeno 200.000 posti di lavoro, ma l’altra faccia della medaglia presenta, ovviamente, buie previsioni.

Una spesa così ingente creerebbe un aumento del deficit, e quindi più necessità di moneta. L’inflazione, quindi, prenderebbe il volo vertiginosamente, e con essa il prezzo dell’oro.

Siamo, certo, su uno scenario ipotetico, ma l’indole del Presidente rende plausibile la scelta di un progetto così dispendioso che avrebbe sì meriti immediati, ma anche pericolosi risvolti finanziari sul lungo periodo.

Come investire in oro

Per investire in oro esistono due grandi macro aree: acquistare l’oro fisico o rivolgersi a prodotti finanziari (azioni, Etc, Etf, futures, opzioni).

Nel primo caso, occorre comprare lingotti e monete come la sterlina d'oro; in entrambi i casi è oro puro, cioè con 999,9 millesimi. Non è conveniente invece investire in gioielli o altri manufatti, perché non si tratta di oro puro ma di leghe con altri metalli che andrebbero ad inficiare la purezza e il valore del bene (leggi ad esempio il nostro articolo sull'oro 18 carati per conoscere la differenza). Il valore di monete e lingotti dipende dal valore intrinseco, cioè quello proprio dell’oro in essi contenuto, che a sua volta varia in base al prezzo dell’oro al momento, al peso e allo spread.

Investire in prodotti finanziari come i CFD può essere a prima vista più semplice: si annullano i pericoli, e anche la scomodità, di detenzione dell’oro. Si tratta, infatti, dell’acquisto di strumenti il cui valore replica quello dell’andamento dell’oro, il sottostante di riferimento (benchmark).

In pratica si opera come se si possedesse il bene fisico, che in realtà è una forma di prestito del quale si dovranno poi restituire gli interessi. Tuttavia questa seconda opportunità necessita di qualche accortezza in più.

L’oro, insieme ad altre materie prime, viene quotato in dollari, e quindi l’investimento risentirà anche del cambio euro-dollaro (in virtù della famosa correlazione tra oro e dollaro): ad esempio, se il dollaro aumenta di prezzo nei confronti dell’euro, il cambio scende e l’oro acquista valore; viceversa, il deprezzamento del dollaro fa salire il cambio e investire in oro perde valore.

In conclusione: conviene investire nel metallo giallo? Sicuramente l'oro attira molti investitori, e continuerà a farlo anche in futuro. Il 2018 potrebbe essere un buon momento per entrare in questo mercato, sia come diversificazione rispetto ad altri investimenti, sia per cercare di sfruttare eventuali movimenti di prezzo legati ai mercati e alle news economiche del momento. Per cui, si può tenere d'occhio la quotazione in tempo reale per cercare di trovare il momento giusto per entrare nel mercato.

Scritto da Davide Domenico. Mi specializzo nel mercato delle commodities (o materie prime): quotidianamente studio il settore e rimango aggiornato per cercare di prevedere gli andamenti dei prezzi.

Per approfondire: