Investire oggi

Come investire oggi

E’ molto importante andare ad analizzare le opportunità di investimento che si presentano oggi per chi è disposto ad investire i propri risparmi.

In questo articolo vogliamo vedere i migliori investimenti di oggi, 2020, per chi è disposto a correre qualche rischio in più a patto di non vedere il proprio capitale deperire su un conto corrente bancario che ormai non presenta più alcuna attrattiva.

Investire oggi: Una guida alle opportunità di investimento nel 2020

L’investimento azionario conviene oggi?

Quando si parla di investire in azioni, il pensiero corre rapido alle borse globali, a partire naturalmente dal simbolo del capitalismo, Wall Street.

Per chi investe in azioni, è necessario riuscire ad individuare quelle che sono in grado di garantire dei guadagni futuri.

Investire oggi, ad esempio, in una casa automobilistica che non presenti modelli ibridi e limiti la propria offerta ai combustibili fossili sembra rappresentare un vero e proprio controsenso, alla luce delle istanze ambientaliste sempre più pressanti.

Lo sciopero ambientale inscenato da milioni di ragazzi di ogni parte del mondo su iniziativa dell’attivista svedese Greta Thunberg, infatti, sembra destinato a indirizzare le politiche governative verso sbocchi che potrebbero addirittura precludere gli abitati urbani ai veicoli a benzina. Come ha già fatto, parzialmente, Oslo. La capitale norvegese, infatti, ha già chiuso il centro cittadino alle automobili ed entro il 2030 punta ad azzerare totalmente le emissioni inquinanti.

Mentre di converso sembra del tutto logico puntare sulle aziende che sono in grado di proporre prodotti i quali potrebbero intercettare l’evoluzione di economia e costume. Si pensi ad esempio alle aziende del fintech, le tante finanziarie tecnologiche che sembrano poter non solo poter scalfire le posizioni delle finanziarie tradizionali, ma anche prenderne il posto proprio per effetto del mix tra abbattimento della burocrazia, risparmio di tempo e convenienza dei servizi proposti.

Quindi la risposta alla domanda di partenza, se conviene investire oggi in azioni, è sicuramente positiva. E’ anche per questo che piattaforme di trading come eToro (vai al sito ufficiale) sono sempre più gettonate perché permettono di investire in azioni a zero commissioni, permettendo di copiare tra l’altro quello che gli investitori esperti fanno.

E’ importante comunque sapere quello che si sta facendo e di saper individuare gli asset giusti. In caso contrario si rischia soltanto di andare ad accrescere l’entità del cosiddetto Parco Buoi, ovvero di quella parte di investitori che si sono ritrovati rovinati dopo aver puntato sulla Borsa.

Investire nella Green Economy

Per chi abbia intenzione di investire su asset che potrebbero lievitare in maniera consistente nel futuro, uno dei settori privilegiati potrebbe essere quello della Green Economy.

Le aziende che operano in settori come l’eolico o il fotovoltaico, ovvero le cosiddette fonti rinnovabili, dovrebbero trarre grande giovamento dall’imminenza della battaglia contro il mutamento climatico.

Quali sono le aziende più promettenti in questo ambito? Ad indicarle è il Renewable Energy Industrial Index, un indice che raggruppa le 30 imprese più grandi a livello globale. Tra i nomi indicati dagli esperti, vanno ricordate ad esempio Siemens Gamesa, NextEra Energy, Vestas Wind Systems e Albioma.

Gruppi che già ora mostrano la capacità di generare utili e che sono destinate a crescere proprio in forza di una evoluzione che spinge verso forme di energia meno inquinanti rispetto alle fonti fossili.

Ai quali si potrebbero aggiungere nel futuro aziende che oggi operano prevalentemente nel settore delle fonti fossili, ma che stanno virando sempre più verso la Green Economy, per non trovarsi spiazzate.

Investire nell’innovazione

Il futuro dell’impresa sembra risiedere nell’innovazione. I processi di globalizzazione hanno infatti portato ad una competizione sempre più estesa, in cui soltanto le aziende che sono in grado di sfruttare al meglio le nuove tecnologie sembrano avere le carte in regola per reggere.

Le startup sono ormai considerate il motore dell’economia moderna e attraggono una quota crescente di capitali da parte degli investitori. Anche in Italia è possibile investire in questo genere di aziende, solitamente caratterizzate da dimensioni modeste, ma che hanno un grande potenziale di crescita.

Chi intende sostenerle può puntare sull’Equity Crowdfunding, il canale regolamentato dalla Consob che permette di acquistare azioni o quote di aziende italiane che promettono notevoli possibilità di crescita.

I vantaggi che si prospettano per chi decida di sfruttare questo canale sono in particolare:

  1. una rivalutazione delle quote che può essere molto pronunciata, permettendo di lucrare sulla differenza tra prezzo di acquisto e di vendita;
  2. l’abbattimento degli iter burocratici, garantito dall’utilizzo dei mezzi informatici. In pratica tutto il processo avviene online, senza che si renda necessario conoscere i soci oppure prendere parte alle assemblee sociali. L’unica incombenza consiste nel sottoscrivere le quote tramite la piattaforma che le propone;
  3. il godimento di dividendi annui, come avviene per i normali investimento azionari;
  4. la possibilità di detrarre IRPEF o IRES per il 40%, pagando quindi meno tasse indipendentemente dall’esito dell’investimento.

Un ventaglio di vantaggi da soppesare con una certa attenzione e che potrebbero rivelarsi in grado di fare la differenza anche in considerazione del fatto che questo genere di aziende è atteso ad una crescita esponenziale nel prossimo futuro.

Crowdfunding immobiliare

 

Investire nella Shut-in Economy

C’è un altro settore che sta emergendo con sempre maggiore forza. Si tratta della Shut-in Economy. Stiamo parlando in pratica quel modello di “economia chiusa”, che prevede ordini da casa di prodotti e servizi di cui usufruire senza necessità di spostarsi dalla propria abitazione.

Si tratta di un modello che stava affermandosi in maniera inarrestabile già nell’epoca precedente al coronavirus, ma che ora, con l’affermarsi del concetto di lockdown e le paure ingenerate dalla pandemia legata al Covid-19, sembra una realtà già concreta. Proprio la pratica impossibilità di rifornirsi presso gli esercizi commerciali fisici, ad esempio quelli di abbigliamento o intrattenimento, ha infatti spinto un numero sempre crescente di persone a rivolgersi al canale di vendita online. Una tendenza che dovrebbe senz’altro continuare nel futuro, alla luce delle notizie allarmanti che sembrerebbero obbligare la società globale a convivere con il coronavirus ancora a lungo.

Una evoluzione di questo genere sembra fatta apposta per favorire chi abbia capacità imprenditoriale e voglia di misurarsi con le nuove realtà distributive. In un panorama di questo genere sembra quindi destinato a prendere sempre più piede una pratica commerciale come il dropshipping.

Si tratta di quel modello che permette di vendere i prodotti senza doverli detenere direttamente. In pratica basta approntare un sito di e-commerce e poi stringere accordi con le aziende che ormai da tempo permettono di farlo, alle quali sarà inviato l’ordine di acquisto una volta che il cliente avrà dato la sua adesione all’acquisto.

Il fornitore evaderà l’ordine inviando il prodotto desiderato all’indirizzo concordato, con un pacco recante gli estremi del commerciante, come se l’invio fosse fatto dall’e-commerce. Una modalità che presenta il grande vantaggio di dover solo occuparsi della parte commerciale senza dover pensare allo stoccaggio delle merci in un magazzino da affittare, ad opera di un personale da retribuire. Una formula sempre più praticata su Internet.

I gestori patrimoniali: MoneyFarm

Altra possibilità d’investimento è poi quella offerta dai cosiddetti gestori patrimoniali. Anche in questo caso siamo nel campo del fintech, trattandosi di piattaforme operanti sul web, offrendo servizi tesi a garantire un rendimento agli utenti che decidano di aderire alla proposta.

Il più famoso nel nostro Paese è al momento MoneyFarm. L’azienda è stata fondata nel 2011 e nel lasso di tempo intercorso è riuscita a segnalarsi per la capacità di assicurare notevoli rientri alla propria clientela, calcolati di recente tra l’8,29 e il 19,77%, in base al profilo di rischio scelto.

Il funzionamento è molto semplice: basta infatti collegarsi al sito dell’azienda e mettersi in contatto con gli incaricati, i quali daranno vita ad un piano di investimento parametrato sul profilo di rischio dell’utente. Ove questi accetti dovrà corrispondere per la prestazione una commissione, senza alcun costo aggiuntivo. Il tutto con una trasparenza che è molto rara nel settore bancario e tale da permettere a MoneyFarm una crescita di reputazione premiata ripetutamente, se si pensa che negli ultimi 5 anni è stata giudicata la migliore in assoluto nel panorama italiano.

Il trading online

Per chi è stanco di vedere deperire i propri capitali su un conto corrente che non può remunerare in alcuna misura, alla luce dei tassi di interesse precipitati sotto zero a causa delle politiche adottate dalla Banca Centrale Europea, una possibile alternativa è poi rappresentata dal trading online.

L’investimento tramite le piattaforme di trading operanti su Internet per la fornitura di servizi a chi voglia provare a strappare rendimenti interessanti è sempre più gettonato anche nel nostro Paese. Un feeling che è particolarmente forte tra coloro che hanno una maggiore propensione alle tecnologie di ultima generazione e all’innovazione.

Le possibilità di investimento tramite trading online sono veramente tante e si ha la possibilità di specializzarsi in alcuni settori specifici, ma anche di diversificare al meglio il proprio potafoglio. Troviamo infatti:

Chi opta per questa modalità di investimento, però, deve fare estrema attenzione alle trappole disseminate dai truffatori, i quali non hanno esitato a individuare il settore per esplicitare la propria fantasia. Nel corso degli ultimi anni, infatti, sono stati in migliaia a rimanere vittime delle manovre messe in atto da broker truffaldini, capaci di calamitare chi non riesce a resistere di fronte a proposte apparentemente convenienti e sottrarre loro i fondi depositati sull’account.

Chi intende fare seriamente trading online deve quindi fare attenzione ad una questione preliminare fondamentale, ovvero la scelta della piattaforma con cui inaugurare il proprio account. Per non correre rischi occorre sceglierne una che disponga dei necessari permessi ad operare sui mercati finanziari, si parla infatti di piattaforme di trading online e broker sicuri.

Le licenze in questione vengono rilasciate dalla autorità nazionali preposte al controllo dei mercati, ruolo che in Italia spetta alla Consob (Commissione nazionale per le società e la borsa). Chi non dispone di una autorizzazione di questo genere deve essere scartato in via preliminare, per non correre rischi.

Per cercare di evitare ogni insidia, il nostro consiglio è di visionare con attenzione la blacklist redatta proprio dalla commissione, in cui sono elencati i broker truffaldini, che sono centinaia.

A fronte dei quali vanno invece posti quelli che operano con grande professionalità, garantendo ai propri clienti sicurezza, rapidità, professionalità e convenienza come nel caso di eTotro  (Qui il sito ufficiale).

Scegliere la piattaforma di Trading online

La scelta della propria piattaforma dovrebbe avvenire in questo ambito e prendere in esame:

  1. qualità e convenienza dei servizi proposti;
  2. offerta di strumenti formativi sotto forma di webinar, tutorial, video e altro materiale in grado di affinare il grado di competenza dell’aspirante trader;
  3. piattaforma proposta, ovvero l’ambiente di lavoro in cui si troverà ad operare il trader giorno dopo giorno;
  4. presenza di una demo, ovvero la modalità simulata che consente di verificare il proprio grado di formazione e la validità delle strategie predisposte;
  5. livello del servizio di assistenza alla clientela.

Una volta che questi fattori siano stati esaminati e calcolati è possibile operare la propria scelta e iniziare ad investire, sapendo che i mercati finanziari, con le loro abituali turbolenze, sono in grado di mettere in difficoltà anche i trader più agguerriti. Proprio per questo è necessario affrontarli con una strategia in grado di stendere una vera e propria rete di salvataggio intorno al proprio investimento. Senza la quale diventa praticamente impossibile riuscire non solo a far fruttare il proprio capitale, ma anche a proteggerlo.

Migliori piattaforme di trading online in CFD

Investire in criptovalute

Le criptovalute sono uno dei fenomeni del momento. Se l’halving di Bitcoin ha fatto esplodere l’interesse verso il settore, va sottolineato come ormai da anni le monete virtuali siano oggetto di un interesse sempre crescente da parte di molte persone interessate agli incredibili livelli di crescita che hanno evidenziato.

‘Un interesse che ha trovato sbocco in un numero spropositato di progetti, calcolati attualmente in più di 1500 (qui la lista delle criptovalute). La stragrande maggioranza di questi neanche è conosciuto essendo frutto semplicemente del tentativo di cavalcare l’onda a fini puramente speculativi.

Oltre al Bitcoin, però, ve ne sono molti altri che hanno saputo guadagnarsi l’attenzione di un numero sempre crescente di fans, proprio per l’evidente utilità che le monete digitali possono avere nella vita di tutti i giorni.

Tra le altcoin, si pensi ad esempio a Ethereum, che consente di varare smart contract utilizzabili in svariati settori, o a IOTA, la criptovaluta che si propone di alimentare i micropagamenti nel settore dell’Internet of Things. O, ancora, a Ripple, grazie al quale è possibile velocizzare e rendere più convenienti i pagamenti interbancari e transfrontalieri.

Di asset digitali si parla sempre di più proprio per le nuove necessità indotte dal coronavirus, a partire da quelle di carattere sanitario.

Se le banconote sono state accusate di essere potenziali veicoli del Covid-19, perché non puntare su moneta smaterializzata per i tanti pagamenti che avvengono non solo online, ma anche ad esempio presso le strutture commerciali dislocate lungo il territorio?

Un orientamento che potrebbe presto farsi largo, convincendo un numero sempre più largo di persone a optare per gli asset digitali. Aggiungendosi a quelle che già lo fanno in alcuni Paesi oberati da livelli insopportabili di inflazione. Un novero in cui troviamo a pieno titolo i cittadini dell’Argentina, ove il peso è ormai da tempo impossibilitato a reggere il passo del dollaro. Oppure quelli di Venezuela o Iran, ove le rispettive monete sovrane sono in perenne affanno anche a causa del blocco messo in atto dagli Stati Uniti.

I lavoratori e i pensionati di questi Paesi scelgono quindi già oggi in buon numero la conversione dei propri redditi in Bitcoin o Altcoin, che nonostante la loro volatilità sono in grado di garantire meglio il potere d’acquisto.

Un modus operandi il quale sembra in grado di accelerare l’adozione di massa delle criptovalute. Ove ciò avvenisse c’è da attendersi la possibile esplosione del prezzo di quelle maggiormente in voga, a partire naturalmente dal Bitcoin.

Un investimento, quello in criptovalute, che può avere luogo in due maniere: tramite l’acquisto diretto oppure utilizzando il trading online, con piataforme sicure come eToro (sito ufficiale), o Plus500 (sito ufficiale). 

Acquistare criptovalute

Per quanto riguarda l’acquisto diretto occorre aprire un conto su un exchange e dotarsi di un wallet, ovvero un vero e proprio portafogli digitale. Si può guadagnare solo se il mercato è rialzista e occorre cercare di non lasciare le porte aperte ad attacchi hacking che sono ormai una regola. A quest’ultima problematica, però, si può ovviare con un wallet fisico, ovvero una chiavetta usb appositamente studiata per mantenere le criptovalute ofline (io utilizzo la ledger nano squi il sito ufficiale).

Trading online in criptovalute

Nel caso del trading online occorre scegliere bene la piattaforma e utilizzare i particolari derivati noti come Contract for Difference (CFD). In questo caso è possibile lucrare anche nel caso di mercato ribassista, shortando se si ritiene che il sottostante si deprezzerà. Non serve quindi un wallet, togliendo di mezzo tutte le complicazioni di carattere tecnico e le preoccupazioni relative ad attacchi di pirateria informatica. Inoltre è possibile utilizzare la leva finanziaria per ovviare alla mancanza di capitali iniziale.

Sta naturalmente all’interessato scegliere quale delle due modalità può rispondere meglio alle proprie necessità e al proprio profilo di rischio.

Conti deposito

Nel settore degli investimenti vanno poi ricordati alcuni strumenti più tradizionali, che possono essere indicati alla stregua di strumenti di risparmio o come investimenti sicuri.

A partire dai conti deposito, i quali avevano avuto un certo fulgore prima che le politiche di Quantitative Easing della Banca Centrale Europea abbattesse i tassi di interesse nel tentativo di provare a rinvigorire l’economia depressa dalla crisi innescata dai mutui Subprime.

I conti deposito prevedono in pratica il parcheggio di una determinata somma su un normale conto bancario, per un lasso di tempo predeterminato. Va sottolineato come un conto simile permetta solo di versare e prelevare fondi, senza consentire perciò di domiciliare le utenze o l’accredito di stipendio o pensione, né tanto meno l’utilizzo del bancomat.

In pratica proprio l’assenza di operazioni collegate permette una remunerazione più elevata rispetto ai normali conti correnti. Più elevata di quanto? Dipende dal fatto che il conto deposito sia vincolato o meno: nel primo caso i soldi possono essere ritirati solo al termine di un periodo concordato, in cambio di un tasso di interesse più alto rispetto a quelli resi possibili dalla mancanza di vincoli, in cui invece il sottoscrittore ha comunque la disponibilità dei soldi quando vuole.

Va sottolineato, però, come i rendimenti, un tempo molto interessanti, siano stati abbattuti nel corso degli ultimi anni.

Se nel 1991, anno in cui Ing Direct lanciò il primo conto deposito, riuscivano a battere l’inflazione, oggi non è più così. Il loro rendimento annuale, nel migliore dei casi, si attesta sotto l’1%, cedendo quindi qualcosa all’inflazione reale. Un dato che deve essere attentamente valutato nel caso in cui si intenda ricorrere ad uno strumento che non prevede alcun tipo di rischio, ma che neanche offre vantaggi.

I buoni fruttiferi postali

Altro strumento di risparmio è poi rappresentato dai buoni fruttiferi postali, pensati per soddisfare le esigenze di chi intende avere una rendita, anche non molto elevata, garantita dallo Stato italiano.

Emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti, si vanno in pratica a rivolgere ad una platea composta da tutti i cittadini residenti lungo il territorio nazionale. Per sottoscriverli è necessario recarsi presso gli sportelli di Poste Italiane collocati lungo il territorio nazionale, senza dover sostenere costi e commissioni all’atto dell’acquisto, ad eccezione delle spese fiscali.

Possono essere cartacei o dematerializzati. I secondi si possono sottoscrivere utilizzando il sito ufficiale di Poste italiane. L’intestazione del conto, però, deve obbligatoriamente coincidere con quella del buono fruttifero dematerializzato.

Questo genere di Bfp si è vista riservare una buona accoglienza sin dall’esordio, per alcuni vantaggi, tra i quali: l’essere indivisibili, il poter essere rimborsati anche per frazioni di capitale e il fatto che non possano diventare depositi dormienti, come invece può avvenire per quelli cartacei.

Come funzionano i buoni fruttiferi postali?

Una volta acquistati, prevedono il rimborso integrale dell’investimento, al termine del periodo concordato, e la corresponsione del tasso di rendimento concordato in sede contrattuale al netto della tassazione.

Nel periodo di validità il sottoscrittore si vedrà corrispondere interessi periodici, riavendo alla scadenza tutto il capitale investito all’inizio. Si può anche recedere in un momento diverso, senza che il capitale iniziale sia intaccato.

Vantaggi

I vantaggi del buoni fruttiferi postali possono essere individuati in una piccola rendita che va a premiare un investimento comunque non vincolato e nella mancanza di costi, siano essi di collocamento, gestione e rimborso. Inoltre il sottoscrittore può beneficiare di una tassazione agevolata al 12,50% e dell’esenzione dall’imposta di successione.

Infine, occorre sottolineare come questo strumento non sia sottoposto al temibile Bail In, proprio per il fatto che Poste Italiane non funge da prestatore di fondi, bensì in qualità di intermediario.

Nel giudizio finale relativo alla loro convenienza, va tenuto in considerazione il fatto che i rendimenti assicurati sono molto limitati e, di conseguenza, destinati a lasciare il passo al tasso di inflazione reale. Sono comunque superiori a quelli offerti dai normali conti correnti bancari, che peraltro comportano costi di gestione che da lungo tempo sono sotto accusa da parte delle associazioni che tutelano i consumatori.

Si tratta, in definitiva, di uno strumento di risparmio che non si propone di far lievitare l’investimento, ma di proteggere per quanto possibile i soldi depositati dai sottoscrittori. Pensare di poter trarre effettivo vantaggio finanziario dai Bfp suona alla stregua di una pura utopia.

Le obbligazioni

Infine un terzo strumento di risparmio, ovvero le obbligazioni. Si tratta di titoli di debito a carico del soggetto che li emette e di credito per l’acquirente.

In pratica rappresentano una parte di debito acceso da una società o da un ente pubblico con il preciso fine di finanziarsi, garantendo ai sottoscrittori il rimborso del capitale, al termine del periodo prestabilito, cui si aggiungerà un interesse che costituirà la remunerazione dell’investimento.

Il loro scopo è chiaramente quello di reperire presso i risparmiatori, a condizioni maggiormente vantaggiose rispetto a quelle rese possibili dai prestiti bancari, capitali da investire nello sviluppo o nella gestione. In tal modo si viene a realizzare un equilibrio tra le esigenze delle controparti: l’emittente può disporre di capitali a prezzo più contenuto, il prestatore può realizzare un rendimento più cospicuo di quello garantito dal deposito dei propri soldi in banca, riservandosi di cedere in caso di necessità il proprio investimento sul mercato secondario.

Va poi sottolineato come chi detiene obbligazioni di una società si assume il rischio d’impresa (la società potrebbe anche fallire), ma a differenza dell’azionista non prende parte all’attività di gestione, non potendo votare nelle assemblee sociali. A compensazione, la remunerazione del capitale di rischio azionario è subordinata al preventivo pagamento di interessi e rimborsi di capitale agli obbligazionisti.

Anche gli Stati possono emettere obbligazioni e in quel caso il regime fiscale è molto più favorevole, passando dal 26 al 12,5%. In questo caso il rendimento proposto può rivelarsi molto interessante, ma anche ad elevato profilo di rischio. Basterebbe ricordare come i sottoscrittori di bond argentini siano stati travolti dai default del Paese arrivati in ben nove occasioni, l’ultima delle quali nel corso del 2019, quando Buenos Aires ha dichiarato l’impossibilità di pagare i sottoscrittori di titoli del debito pubblico.

Lungo periodo

Se sei un investitore che punta ad investire sul lungo periodo, certamente è preferibile comprare le azioni presso una banca o un intermediario finanziario; in questo modo hai anche il vantaggio che non dovrai dedicare del tempo ad esse, in quanto la gestione è a totale carico del consulente.

Come si intuisce, l’altra faccia della medaglia prevede commissioni e costi, nonché un ventaglio azioni meno nutrito: nella maggior parte dei casi un istituto di credito ti proporrà titoli italiani e qualcuno estero. E non si sottovaluti il fatto che le quote di ingresso nella maggior parte dei casi partono da 1.000€.

Breve periodo

Al contrario, un investitore dinamico e interessato a guadagni a brevissimo/breve termine, prediligerà il trading con i CFD; in questo caso si può iniziare ad investire anche solo con 100€, quota minima accettata dalla maggior parte dei broker, con spese davvero irrisorie.

I CFD ti consentono di aprire posizioni short, cioè di puntare al ribasso e guadagnare anche quando il titolo scende. Come sappiamo, invece, con le azioni guadagni solo se la quotazione sale e rivendi ad un prezzo maggiorato rispetto a quello di acquisto, ma la remunerazione è spesso nettamente inferiore rispetto a quella ottenuta con i CFD.

Come si nota, ci sono pro e contro in entrambi gli orientamenti, che comunque potrebbero benissimo coesistere all’interno dello stesso portafogli di investimento.

Ma quali sono le azioni migliori su cui investire?

In questo periodo ci sono indubbiamente dei settori in forte espansione, come: