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09 febbraio 2015

Il Prezzo del Petrolio Potrebbe Salire ad Oltre 200 Dollari al Barile?

Il segretario generale dell'OPEC Abdalla El-Badri avverte che il prezzo del greggio potrebbe salire fino ad oltre 200 dollari al barile (ma non dà alcuna tempistica) se si smetteranno di fare investimenti nella ricerca di nuove fonti di estrazioni.

Il segretario generale dell'OPEC Abdalla El-Badri ha detto che i prezzi del petrolio potrebbero arrivare addirittura a 200 dollari al barile ed oltre nel caso in cui i produttori non dovessero riuscire ad investire in nuove forniture. Si tratta di un prezzo che spaventa (ovviamente) i mercati del mondo e che potrebbe far tornare ad una crisi forse peggiore di quella passata, ma bisogna pur capire quanto possano essere reali queste previsioni, tant'è che El-Badri non ha dato alcun lasso di tempo.

I prezzi del greggio sono caduti del 48% l'anno scorso con l'Arabia Saudita e gli altri membri dell'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC) che hanno detto che non avrebbero frenato in alcun modo l'eccesso di offerta. Questo, tra le altre cose, ha fatto a pezzi il rublo, valuta che ha subìto un altro duro colpo dopo la decisione dell'agenzia di rating S&P di portare a "spazzatura" il valore dei titoli del paese.

Alcuni analisti dicono che El-Badri si è limitato a sollevare la questione, legittima tra l'altro, che il calo degli investimenti a causa del crollo dei prezzi attuale ci può lasciare con poco petrolio che uscirà dal terreno in pochi anni. Bisogna però anche considerare che un ritorno dei prezzi del greggio al di sopra di 100 dollari al barile porterà i trivellatori di petrolio di scisto ad operare con maggior vigore.

Brent e WTI leggermente in salita

Il mercato mondiale del petrolio è attualmente in una fase di eccesso di offerta di circa 1,5 milioni di barili al giorno e l'OPEC è aperta ad un incontro con le nazioni al di fuori del suo gruppo per affrontare tale abbondanza. Il mercato sarà riportato in equilibrio da una riduzione dell'offerta piuttosto che da un aumento della domanda, considerando la crisi mondiale.

Per chi volesse investire in petrolio è importante sapere che il prezzo del Brent per il regolamento a marzo è salito ad un valore di 49,29 dollari al barile. Il West Texas Intermediate, il principale indicatore degli USA, è invece avanzato del 1,1% arrivando a 46,11 dollari al barile al New York Mercantile Exchange, prima di cadere a 45,43 dollari al barile.

La produzione di greggio degli USA è salita a 9,19 milioni di barili al giorno, il ritmo più veloce da tre decenni. Il boom è stato guidato da una combinazione di perforazione orizzontale e fratturazione idraulica, nota anche come "fracking", che ha sbloccato nuove forniture dalle formazioni di scisti sia in Texas che in North Dakota.

In calo il numero di impianti di perforazione degli Stati Uniti

Mentre i prezzi sono crollati, i trivellatori di petrolio hanno ridotto il numero di impianti operanti negli Stati Uniti al valore più basso da due anni. Sono state infatti chiuse 49 piattaforme petrolifere la scorsa settimana, portando il totale a 1.317 e facendo segnare il settimo declino settimanale di seguito. Il problema è che il prezzo attuale non può sostenere l'offerta non-OPEC, concetto che vale non solo per lo scisto americano, ma anche per il Mare del Nord, ad esempio.

Autore: Gino Topini

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