Crisi Economica degli ultimi anni: i Pareri degli Esperti

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Cosa ne pensano gli esperti della crisi economica attuale? Ecco delle previsioni future sulla crisi economica nel nostro Paese e nel mondo, sulla base degli avvenimenti passati e di questi ultimi anni.

Crisi Economica degli ultimi anni: i Pareri degli Esperti
Crisi Economica degli ultimi anni: i Pareri degli Esperti

Negli ultimi anni si parla molto di crisi economica, anche se in pochi effettivamente sanno di cosa si tratta. Questo tipo di evento infatti, è fortemente percepito a livello puramente finanziario, ma risulta difficile (soprattutto per i non addetti ai lavori) tracciarne i confini e capire realmente quando essa comincia o finisce.

Se andiamo poi ad analizzare più da vicino ciò che rientra nella definizione di crisi finanziaria, ci accorgiamo anche che la sua concezione è cambiata radicalmente nel corso degli anni.

L’introduzione di nuove tecnologie e di un mercato sempre più impostato sui servizi e sempre meno sui beni, ha reso l’economia globale soggetta a grandi oscillazioni, sia in senso positivo che negativo.

Ma cos’è realmente una crisi economica? Per riassumere tutto in poche parole, possiamo affermare che con questo termine si definisce una serie di condizioni negative dell’economia, quali la stagnazione e la recessione. Ciò comporta una sorta di reazione a catena e dei più svariati tipi (nonché effetti).

Come vedremo, seppur con modalità e tempi diversi, tali momenti di crisi si sono ripetuti ciclicamente nella storia recente dell’uomo.

La crisi economica attuale

Gli effetti della crisi finanziaria vissuta attualmente dal nostro paese è ben evidente nel quotidiano, con conseguenze piuttosto evidenti.

Se è vero che le prime chiusure di attività si sono già registrare all’inizio degli anni 2000, negli ultimi periodi questo processo ha presentato una notevole accelerazione.

Individuare un fattore scatenante singolo è difficile e, in tal senso, ognuno ha le proprie opinioni. A incidere notevolmente però sulla crisi globale, perlomeno negli ultimi anni, è stato il disastro generato dei mutui-subprime, avvenuto negli Stati Uniti nel 2008.

Senza scendere nei dettagli tecnici, questo evento ha sottolineato come vi sia un grande problema tra l’economia più concreta e l’estrema finanziarizzazione che, di fatto, crea delle vere e proprie bolle destinate ad esplodere. L’informatizzazione, le piattaforme online e altri tipi di prodotti di fatto non tangibili (e potenzialmente soggetti a sbalzi di valore notevoli), hanno contribuito a rendere la struttura economica mondiale assai più fragile rispetto a qualche anno prima.

Un altro fattore determinante è stata la globalizzazione. In questo contesto infatti, paesi come la Cina o l’India, hanno proposto liberamente sul mercato prodotti con un costo di produzione decisamente inferiore. Ciò spesso a discapito non solo della qualità dei materiali di costruzione, ma soprattutto a fronte di un costo del lavoro talmente basso da potersi considerare una forma di schiavitù nei confronti delle maestranze, con condizioni di lavoro spesso molto discutibili, in ambienti dove la sicurezza è praticamente inesistente e dove il lavoro minorile è considerato una prassi normale.

La crisi in Italia

Questo secondo fattore, soprattutto per un’economia come quella italiana, in grado di puntare sulla qualità e, ricordiamolo senza scivolare nel nazionalismo, un’eccellenza mondiale, ma non competitiva in quanto ai prezzi del prodotto finito, ha avuto conseguenze piuttosto evidenti.

La concorrenza del made in China infatti, si è fatta sempre più pressante, copiando i nostri manufatti in modo spudorato e, la contemporanea acquisizione da parte di investitori esteri dei principali brand italiani, ha assestato un ulteriore colpo alla nostra produzione.

Con la possibilità di delocalizzare le aziende in altri paesi europei come Polonia, Bulgaria o Romania, una parte dell’industria si è spostata in nazioni dove la tassazione e i salari medi sono più bassi, portando a un ulteriore aumento della disoccupazione sul territorio italiano.

La crisi economica nel mondo

Naturalmente la crisi finanziaria si sente in maniera evidente anche in altre nazioni. Ogni contesto politico, sociale e culturale, contribuisce al palesarsi delle difficoltà in maniera diversa.

Venezuela

Per esempio, la già citata crisi del 2008 americana, combinata con una caduta dei prezzi del petrolio e altri fattori interni, sono le principali cause del momento difficile che sta vivendo il Venezuela, pur possedendo il più ricco giacimento di petrolio extra-pesante al mondo.

Se questa nazione era già fragile di per sé, con un tasso di crimine elevatissimo e altri problemi, i fattori economici esterni hanno portato Caracas e il resto della nazione nel caos più totale.

Yemen e Arabia Saudita: la guerra del prezzo del petrolio

Il petrolio è alla fonte dei problemi dello Yemen, un paese in guerra con l’Arabia Saudita. Un conflitto silenzioso ma che, coinvolgendo il settore degli idrocarburi, si sta riflettendo in maniera accentuata anche a livello globale.

Regno Unito e Brexit

Soffermandosi sul Regno Unito e sulla Brexit, al di là delle previsioni catastrofiche di giornalisti e politici, i risultati potrebbero avere proporzioni disastrose, anche se per comprendere meglio la portata di tale evento è necessario attendere ancora e attualmente assistiamo a show di analisti politicizzati che sfornano report a seconda dell’interesse della propria nazione o partito.

Argentina

Un paese che invece la crisi la vive sulla sua pelle e da molti anni è l’Argentina che, a partire dal 2001, ha vissuto momenti veramente molto duri. In quel periodo i conti bancari furono congelati, con tanto di assalto ai bancomat da parte dei cittadini. In una nazione debole politicamente, il tutto si tradusse in grandi scontri con la polizia e altri atti violenti.

Sud Africa

Un altro popolo che fatica a rimettersi in piedi e il Sud Africa, con un tasso di crimine altissimo, il basso livello di scolarizzazione e una disoccupazione dilagante, questo paese già fragile è stato ulteriormente penalizzato dalla crisi su scala globale.

Le grandi crisi economiche del passato

Come abbiamo già accennato, la crisi finanziaria attuale è solo una delle tante vissute durante la storia dell’umanità. Anche se nel recente passato si sono concentrati la maggior parte di questi eventi, nelle prossime righe sarà possibile comprendere come le origini di questi fenomeni sono piuttosto antiche.

La bolla dei tulipani

La prima crisi economica di una certa portata si è verificata nella prima metà del XVII secolo ed è nota come la bolla dei tulipani. In questo caso, la crescita del costo dei bulbi di tulipani olandesi, raggiunse cifre altissime.

Per ottimizzare i profitti, i produttori pensarono di speculare sui bulbi ancora prima che questi fossero disponibili alla vendita. Alcuni coltivatori arrivarono persino a vendere i tulipani prima di averli piantati (una sorta di futures ante litteram).

Il tutto si risolse con un crollo colossale, che mando al lastrico innumerevoli commercianti olandesi.

Come sempre, il detonatore è un fatto marginale, inaspettato e imprevedibile.

Si racconta che la morte prematura di un ricco coltivatore di tulipani fece sì che il tutore nominato per i suoi figli minori, mise all’asta l’intero patrimonio floreale, causando uno sbilanciamento tra domanda e offerta nel momento dell’asta, con una corsa alle vendite e il disastro conseguente.

Per rendere idea del valore folle di un solo fiore (chiaramente dalle forme e colori rari), basti pensare che si poteva comprare una casa di discrete dimensioni.  

Il giovedì nero

La crisi economica per eccellenza è però quella del 1929.

Il 24 ottobre 1929 che palesò definitivamente come gli Stati Uniti stavano per vivere una delle crisi più profonde della propria storia. Quel giorno, la borsa di Wall Strett arrivò a registrare un desolante -13%.

In questo caso, la colpa fu da attribuire ad un’eccessiva produzione industriale con merci che riempivano magazzini mentre le fabbriche continuavano a sfornare eccessi. Merci che non trovavano sbocco sul mercato saturando l’economia reale.

Moltissimi investitori persero, in poche ore tutti i loro averi e si registrò un numero enorme di suicidi.

Le ripercussioni di quanto avvenuto nel 1929 fu ben evidente nel decennio successivo e, come è più che comprensibile, essendo reazioni concatenate e con monete troppo spesso legate al dollaro, ebbe risvolti negativi anche su scala globale.

La crisi energetica del 1973

La crisi del 1973 è collegata a un brusco aumento del petrolio e, conseguentemente, dei suoi derivati. La causa dell’impennata del prezzo del greggio è da imputabile alla Guerra del Kippur, che ha visto coinvolti da una parte Israele e dall’altra Egitto e Siria.

Con il sostegno dei primi due paesi da parte dell’OPEC (l’organizzazione dei paesi esportatori di petrolio), venne effettuato un vero e proprio embargo nei confronti dei paesi filo-israeliani, causando un aumento notevole del greggio.

Questa crisi energetica frenò notevolmente lo sviluppo dei paesi occidentali che, fino a quel periodo avevano vissuto un periodo estremamente florido cominciato con il dopoguerra.

Anche questa crisi fu percepita inizialmente in modo strano dal popolo. Invitato dai vari governi al contenimento dei consumi, con il famigerato termine “austerity” che consentiva la circolazione dei veicoli a targhe alterne nel giorno di domenica, ossia un giorno quelle con il numero terminale pari e l’altro dispari.

La gente si lasciò prendere da una certa gaiezza, quasi infantile, affollando le strade con tutti i mezzi non a motore, soprattutto pattini e biciclette. Salvo poi prendere coscienza del potere d’acquisto calato in modo drastico e della svalutazione che colpiva soprattutto (e come sempre) le fasce inferiori della società.   

Crisi Economica e futuro

E il futuro? Come abbiamo appurato, la crisi economica attuale non è la prima e di certo non sarà l’ultima.

Naturalmente prevedere quando e con quali modalità si presenteranno tali condizioni, è pressoché impossibile anche per il più geniale degli economisti. Nonostante c’è chi, in base a dati e valutazioni, ha già individuato quale sarà il prossimo brusco stop dell’economia mondiale.

Previsione di Simon Ward: Nuova Crisi Economica nel 2027

In tal senso si è esposto Simon Ward, economista del gruppo Janus Henderson Investors, secondo cui la prossima grande crisi finanziaria si verificherà nel 2027.

Questa nefasta previsione si rifà all’andamento ciclico dell’economia e, nello specifico all’alternanza di diverse fasi come la prosperità, la recessione, la depressione e la ripresa, che nel contempo vanno a collimare con calcoli matematici, come i numeri di Fibonacci o le onde di Helliot.

Questo insieme di elementi (magari soltanto a livello di ipotesi) possono innescare la prima spallata e, come abbiamo visto, basta un sassolino per creare una valanga.

Secondo l’economista infatti, le tensioni finanziarie tra Cina e USA, le incertezze e la scarsità di fiducia ormai dilagante nell’Eurozona, la situazione della Brexit (tuttora da definire e decifrare appieno) potrebbero alla lunga causare dei veri e propri shock a livello mondiale.

La previsione di Ward è piuttosto nera, infatti stando a quanto riferito, già dai primi mesi del 2020 si potrebbe cominciare a sentire la morsa della nuova depressione.

Per fortuna però, non tutto è ancora scritto. Dinamiche imprevedibili come scoperte scientifiche, nuove fonti energetiche o altri fattori, potrebbero ribaltare (o perlomeno ritardare) questa ulteriore crisi economica. C’è da augurarselo visto che, quella attuale, sta facendo ancora sentire in maniera molto forte la sua presa sulle classi medio-basse.

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